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L’agnello pasquale favarese, il dolce del “Papa”

di Luigi Parello*

Luigi Parello

A Favara, comune dell’Agrigentino, durante il periodo pasquale si svolge ogni anno la” Sagra dell’Agnello Pasquale”, dedicata al dolce identitario di pasta di mandola farcito di pistacchio, a forma di agnello, gustato, conosciuto ed apprezzato in Italia e all’estero. L’agnello pasquale trova fondamento in una tradizione piuttosto antica. Alla fine del 1800 l’uso di questo dolce era ancorato a una tradizione esclusivamente familiare e tale è rimasto fino alla seconda metà del 1900, quando era prodotto quasi esclusivamente dalle suore del Collegio di Maria.

Il dolce fu molto apprezzato nel 1923 dall’allora Monsignor Giuseppe Roncalli (eletto poi Papa Giovanni XXIII nel 1858) in visita ad Agrigento, tanto che il canonico Sutera, direttore diocesano delle pontificie opere missionarie e rettore del seminario di Agrigento, più volte ne omaggiò Mons. Roncalli. Successivamente, anche Papa Paolo VI nel 1966 e Papa Giovanni Paolo II nel 2004 ricevettero in dono un agnello pasquale di Favara.

Ingredienti

1,4 kg di zucchero a velo
1 kg di mandorle
1 kg di pistacchi
500 ml d’acqua

Preparazione

Sbollentare e sbucciare le mandorle e i pistacchi. Quando entrambi gli ingredienti si saranno raffreddati macinarli separatamente fino a ottenere delle farine fini. Fare bollire in un tegame 700 g di zucchero a velo e 250 ml d’acqua. Quindi togliere lo sciroppo dalla fiamma, aggiungervi il trito di mandorle e impastare il tutto fino a ottenere una pasta liscia ed omogenea. Seguire lo stesso procedimento per il trito di pistacchi. Inserire nello stampo dell’agnello pasquale parte della pasta di mandorle fredda premendola lungo i bordi dello stampo per uno spessore di circa 1 cm, così da formare quella che sarà la parte dell’agnello visibile all’occhio.

Dopodiché riempire la cavità dell’agnello con la pasta di pistacchio e rivestire infine la base con il resto della pasta di mandorle. Lasciare che il dolce si indurisca un po’ all’interno dello stampo e poi estrarlo con cura. L’agnello pasquale di Favara si può servire così com’è (magari decorandolo con un fiocchetto o un campanellino al collo e uno stendardo piantato sul dorso) oppure lo si può arricchire guarnendolo in base al proprio estro creativo. Per creare, ad esempio, il manto di lana dell’agnello si può fare ricorso agli stessi colori alimentari che si usano per dipingere la frutta di Martorana oppure a del fondente di zucchero e qualche perlina argentata da spargere qua e là sul manto o, ancora, lo si può creare in maniera più elegante modellandolo con una sac à poche contenente un po’ di pasta di mandorla ammorbidita con acqua.

*Docente, Custode dell’Identità Territoriale  

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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