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Territorio e prodotto
La Sicilia sul podio, anche il Pistacchio di Raffadali ottiene la DOP

Grazie al lavoro profuso sin dal 2016 dall’Associazione Pistacchio di Raffadali, finalmente nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea L 99/34 del 22/03/2021 è stata registrata la denominazione Pistacchio di Raffadali DOP, che, nel comparto Cibo, è la numero 173 delle DOP italiane e la numero 313 nel totale delle Indicazioni Geografiche agroalimentari dell’Italia. La Sicilia conta 35 denominazioni (di cui 20 DOP e 15 IGP). Il prodotto registrato appartiene alla Classe 1.6. Ortofrutticoli e cereali, freschi o trasformati che raggiunge quota 19 denominazioni. La Denominazione di Origine Protetta è riservata al prodotto, in guscio, sgusciato o pelato, delle piante della specie botanica “Pistacia vera”, cultivar “Napoletana”, chiamata anche “Bianca” o “Nostrana”, innestata su “Pistacia terebinthus” volgarmente chiamato (Scornabeccu).

Il Pistacchio di Raffadali DOP è caratterizzato da un sapore dolce, da un’elevata resa in olio e dalla presenza di acidi grassi essenziali che rendono unico il prodotto. La zona di produzione ricade all’interno di 28 comuni della provincia di Agrigento e di 2 comuni della provincia di Caltanissetta nella regione Sicilia; Raffadali, Joppolo Giancaxio, Santa Elisabetta, Agrigento, Cianciana, Favara, Racalmuto, Sant’Angelo Muxaro, San Biagio Platani, Cattolica Eraclea, Casteltermini, Santo Stefano Quisquina, Aragona, Comitini, Grotte, Montallegro, Alessandria della Rocca, Siculiana, Realmonte, Naro, Porto Empedocle, Castrofilippo, Campobello di Licata, Ribera, Canicatti, Palma di Montechiaro, Ravanusa, Camastra (AG); Montedoro e Serradifalco (CL). Ed è proprio il terreno calcareo che caratterizza questi territori a conferire al Pistacchio di Raffadali DOP le sue particolarità organolettiche.

Territorio e prodotto

Durante i lavori del Convegno nazionale sul PistacchioRaffadali viene definito il principale centro e la principale piazza del mercato del pistacchio. Le caratteristiche socio-economiche delle aziende agrarie dei produttori di Raffadali, evidenziano che, a fronte di un’estensione territoriale contenuta, numerosi terreni agricoli censiti nei comuni limitrofi, sono coltivati da agricoltori di Raffadali, ragion per cui i loro prodotti vengono ad essere assimilati come prodotti raffadalesi. Anche il pistacchio, pertanto, coltivato in queste condizioni nelle contrade degli agri di Joppolo, Santa Elisabetta, San Biagio Platani, Sant’Angelo Muxaro, Cianciana, Cattolica Eraclea, Agrigento, Favara, Casteltermini, Racalmuto, Aragona e Santo Stefano Quisquina, si inserisce in questo contesto, andando a rappresentare quello che tipicamente viene identificato come Pistacchio di Raffadali.

La cultivar prevalente è rappresentata dalla Bianca (o Napoletana) anche se in buona percentuale (compreso tra il 5 ed il 10%) sono presenti cultivar a diffusione prevalentemente locale, tipica della provincia di Agrigento così come descritto da Barone nel 1985. Le operazioni di raccolta si svolgono dalla seconda decade di agosto alla prima decade di Ottobre; in funzione del corretto grado di maturazione che è legato alle diverse zone di produzione e all’andamento climatico. La raccolta avviene mediante bacchiatura sulle reti o per brucatura, utilizzando panieri o ceste, avendo cura di impedire che i frutti cadano per terra. I frutti devono essere smallati manualmente o meccanicamente, per ottenere il prodotto in guscio, entro le 24 ore successive alla raccolta, onde evitarne l’imbrunimento e l’eventuale contaminazione. Successivamente alla fase di smallatura, il prodotto in guscio deve essere immediatamente essiccato alla luce diretta o con altri sistemi d’essiccamento.

Perché la DOP

Il Pistacchio di Raffadali è un prodotto che rappresenta la punta di diamante, in termini di qualità, nel panorama agroalimentare. Per l’Italia queste ed altre produzioni non hanno solo un cospicuo peso economico;  fanno anche parte della nostra cultura, del nostro saper fare, dei valori legati al territorio, e spesso anche dei nostri paesaggi. Salvaguardare e valorizzare queste nostre produzioni è, quindi, un fatto di vitale importanza non solo economica e non solo per l’agricoltura.

Vantaggi della DOP

Protezione del prodotto da concorrenti sleali e false imitazioni: questi sistemi consentono ai consumatori di identificare i prodotti caratterizzati da particolari qualità legate all’origine e/o al metodo di produzione.

Incremento del valore economico del prodotto: i consumatori alla ricerca di prodotti di qualità sono disposti a pagare di più per acquistare prodotti autentici di una particolare zona geografica.

Possibilità di accedere a finanziamenti agevolati e a fondo perduto: per l’acquisto di macchine e attrezzature utili a miglioramento delle produzioni e al completamento della filiera.

Progetti per la valorizzazione e promozione del prodotto: pubblicità, partecipazione a fiere, stand promozionali

La coltivazione e la raccolta

Gli impianti, nel territorio dove si coltiva il pistacchio di Raffadali, sono prevalentemente di tipo artificiale; per questo motivo la pianta è coltivata sia nei terreni ricchi e fertili, che in quelli marginali e meno ospitali. Grazie a questa secolare attività, l’agricoltore, ha saputo cogliere le caratteristiche e le condizioni ottimali dell’ambiente, ha acquisito una capacità professionale unica, ha creato una ricchezza ed un paesaggio unici al mondo. La sapienza dell’uomo nel coltivare e curare i pistacchieti nel rispetto delle tradizioni e culture locali e la salubrità dell’ambiente contribuiscono armonicamente a fornire a questo prodotto qualità uniche.

Le fasi principali della raccolta

Bacchiatura manuale o meccanica
Smallatua
Asciugatura
Sgusciatura

La raccolta manuale, a partire dalla seconda decade di Agosto, la smallatura delicata, la successiva stagionatura al sole ne caratterizzano il forte legame con i ritmi lenti e rispettosi della natura, dell’ambiente e delle tradizioni.

Fonte: Associazione Pistacchio di Raffadali www.pistacchiodiraffadali.com

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