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Ciglioni e terrazze, il paesaggio dei noccioleti dei Nebrodi

È stata superata la prima fase di selezione per l’inserimento del paesaggio a ciglioni e terrazze dei noccioleti dei Nebrodi nel Registro Nazionale dei paesaggi rurali. Caratterizzato da una intima alternanza con altre colture ed ampie porzioni ricoperte da vegetazione naturale, il noccioleto siciliano interessa una superficie di circa 15.000 ettari all’interno della quale è possibile stimare la presenza dei soli noccioleti integri nella misura del 50%. Esso ricade per la gran parte nel territorio della provincia di Messina. La particolare morfologia, unitamente alle temperate condizioni climatiche delle valli dei Nebrodi, si rivela particolarmente favorevole alla crescita dei noccioleti. Infatti i versanti delle montagne e le insenature delle valli offrono riparo a piccoli tratti pianeggianti o in declivio, impedendo l’impatto dei venti settentrionali e delle gelate. Proprio tale “anfrattuosità” rende possibile la persistenza dei noccioleti fino a fasce altimetriche superiori agli 800 m di quota.

La Sicilia ha 15 mila ettari di noccioleto. Una superficie che ricade per la gran parte nel territorio della provincia di Messina

E’ ancora ben visibile la traccia dell’immane lavoro svolto nel passato dalla mano dell’uomo per ricavare spazi coltivabili adatti alla crescita del noccioleto, grazie alla costruzione e alla continua manutenzione di muri a secco e ciglioni che sorreggono lunettoni e rasule pianeggianti che ospitano le piante; di sistemazioni idraulico-agrarie adottate ai fini del migliore adattamento della coltura alla difficile morfologia dei luoghi. La storicità di tale paesaggio è riscontrabile nel catasto terreni borbonico in possesso di alcuni comuni del comprensorio.Di particolare valore la mosaicatura paesaggistica dovuta alla contiguità dei noccioleti con resti di quercete naturali (Quercetea ilicis e Querco roboris-Fagetea silvaticae) o con l’olivo. L’alternarsi di queste formazioni senza un ordine preciso caratterizza questi territori che, in determinati periodi dell’anno, assumono armoniose e suggestive colorazioni e tonalità: la particolare fioritura invernale, grazie ai colori degli amenti, conferisce un singolare aspetto ad intere vallate, mentre in primavera/estate è l’intensa tonalità di verde del fogliame a configurare un paesaggio lussureggiante unico in Sicilia.

E’ presente anche la consociazione del noccioleto con piccoli nuclei di castagno la cui ragione economica risiedeva nella necessità di utilizzare pienamente le superfici aziendali specialmente nelle giaciture più acclivi e nei substrati meno fertili e al fine di ricavarne legname. La morfologia del paesaggio, indubbiamente, ha condizionato le modalità con cui le antiche popolazioni si stabilirono in quest’area e vi prosperarono. Tipico delle fasi più antiche, in particolare dall’Età del Ferro all’Ellenismo, è, infatti, l’insediamento d’altura, su cime naturalmente difese da rilievi che, mentre assicuravano un’ottima difendibilità, obbligavano anche a costruire piccoli insediamenti abitativi caratterizzati da murature robuste in grado di contrastare la spinta di terreni di forte pendenza. Ne è derivata una costellazione di piccoli impianti urbani pittoreschi, affacciati su panorami di straordinaria bellezza collegati da sinuose e suggestive strade circondati da vere e proprie cinture di noccioleti che spesso si spingono sin dentro i centri abitati.

Alle quote più basse, e in particolare sul versante esposto a settentrione, questo paesaggio si caratterizza per una maggiore compresenza di oliveti secolari, anche questi sistemati a ciglioni, terrazze e lunette, che ne variano ed arricchiscono significativamente le suggestioni percepite. Sono ancora praticate le tecniche di coltivazione tradizionali: la limitata larghezza delle rasule impedisce la meccanizzazione agricola e, pertanto, sono presenti ampie porzioni di territorio in cui la lavorazione viene ancora fatta con arnesi tradizionali o piccole motozappe a mano, mentre per la spollonatura continua ad essere utilizzato un apposito attrezzo dal nome dialettale di “marrabeddu” (sorta di piccone a due lame contrapposte di cui una verticale e l’altra orizzontale, di dimensioni diversificate). L’antica presenza della coltura ha consentito anche lo sviluppo di attività artigianali tradizionali legate alla produzione di arnesi ed attrezzi specifici ed alla trasformazione del prodotto (pasticceria esclusiva dell’area quale la “pasta reale di Tortorici”, le “ramette” di Longi, i croccantini etc.).

Ricco è il panorama varietale con svariate accessioni iscritte al Registro Varietale Nazionale: Curcia -Enzo- Ghirara-Piano Barone-Minnulara di Don Ciccio-Nociara Collica- Panottara Baratta Piccola-Panottara Collica-Panottara Galati Grande-Parrinara- Pietro-Rossa Galvagno. La forma di allevamento ricorrente è quella a ceppaia policaule, mentre potatura e spollonatura vengono praticate a mano, con discontinuità, facendo ricorso ad attrezzi tradizionali. Sesti e densità di impianto variano in funzione delle diverse condizioni di giacitura. Nonostante le ricorrenti crisi del comparto dell’ultimo ventennio, nonostante l’aumento del costo della manodopera, nonostante lo spopolamento, la riduzione dell’intensità degli interventi colturali e nonostante la vetustà degli impianti, ancora oggi ampissima parte del territorio esprime singolari e molto caratterizzanti mosaici paesaggistici di tutto valore estetico testimoniata anche dall’invarianza nel tempo delle superfici investite a nocciolo. Sono peraltro assenti importanti ed invadenti infrastrutture dei trasporti, di trasporto o produzione di energia elettrica (grandi elettrodotti o impianti eolici) od opifici di carattere artigianale-industriale di grandi dimensioni in grado di turbare il consolidato equilibrio paesaggistico ancor oggi diffusamente fruibile.

Tuttavia spopolamento, costi elevati di manutenzione delle sistemazioni idraulico agrarie, frequenza di fenomeni metereologici estremi rappresentano gravi minacce per la conservazione di questo singolare paesaggio. Anche gli incendi e le precipitazioni abbondanti innescando movimenti franosi, rischiando di compromettere una delle più resilienti colture dell’agricoltura collinare/montana della Sicilia. Nella programmazione PSR 2007- 2013, attraverso la misura 216.A2, sono stati recuperati circa 5.500 ha di noccioleti abbandonati, salvaguardando il paesaggio agrario, anche attraverso il ripristino delle tradizionali sistemazioni idraulico agrarie, con la gestione dei terrazzamenti e/o ciglionamenti con tecniche a basso impatto ambientale. Nell’attuale programmazione, con la Misura 4.4.d che sostiene analoghe azioni di intervento, sono in corso di finanziamento circa 200 aziende che consentiranno il recupero di ulteriori 3000 Ha (dato stimato) di corileti.

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